A tre mesi dal Congresso Nazionale SIMMED 2025, l’impatto dell’evento è evidente: la simulazione in sanità si afferma come sistema strutturato, con certificazione professionale, rete nazionale dei centri e riconoscimento scientifico. SIMMED consolida il proprio ruolo strategico nella patient safety e nella formazione sanitaria, aprendo una nuova stagione di professionalizzazione, standardizzazione e diffusione territoriale della cultura della sicurezza.
A tre mesi dal Congresso Nazionale SIMMED 2025, è possibile osservare con maggiore lucidità l’impatto dell’incontro romano di fine novembre. Più che un evento isolato, il congresso ha rappresentato un momento di consolidamento per la comunità italiana della simulazione in sanità. I temi affrontati, dalla patient safety alla leadership scientifica e alle nuove tecnologie disponibili, continuano a orientare il lavoro di centri, formatori e professionisti, confermando una progressiva integrazione della simulazione nei processi organizzativi.
SIMMED 2025: numeri, visione scientifica e cambio di paradigma
Il 27 e 28 novembre 2025, il Congresso Nazionale SIMMED ha riunito a Roma la comunità italiana della simulazione nella splendida cornice del Centro Congressi dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, anticipato il 26 novembre dai pre-corsi al Gemelli Training Center (GTC). Tre giornate intense che hanno confermato un cambio di paradigma: in sanità, la simulazione ha smesso di essere “solo” didattica per diventare cultura organizzativa, leva strategica per la sicurezza e infrastruttura professionale a tutti gli effetti.
L’edizione 2025 ha visto la partecipazione di 297 professionisti, con un programma densissimo: 45 workshop e 59 sessioni Quick Focus. A dare il ritmo sono state le due relazioni magistrali:
- Il Dott. Gustavo Norte ha esplorato lo stato dell’arte e le prospettive della Patient Safety attraverso la simulazione.
- Il Prof. Walter Ricciardi ha richiamato l’aula alla necessità di una leadership scientifica “coraggiosa” per governare le sfide della contemporaneità.
Due visioni complementari: da un lato la tecnica come scudo per il paziente, dall’altro la responsabilità politica e gestionale del cambiamento.
SIMMED e la rete nazionale dei centri
I lavori sono partiti già il 26 novembre presso il Gemelli Training Center con workshop tecnici di alto profilo, dalle vie aeree difficili in ambito pediatrico all’uso dell’intelligenza artificiale applicata agli scenari simulati. Un passaggio chiave è stato il Collegio dei Centri di Simulazione. Quest’anno la partecipazione dei centri della rete SIMMED (ben 38 realtà presenti) è stata la più ampia di sempre, segno di una coesione nazionale ormai matura.

Il Collegio non è stato una semplice formalità assembleare, ma un momento di bilancio concreto. Gli impegni presi nel 2024 sono oggi realtà: SIMMED è ufficialmente una Società Scientifica, è partita la prima certificazione nazionale per facilitatori esperti ed è operativa la rete dei referenti regionali. Questi ultimi, presentati ufficialmente durante il congresso, avranno il compito di fare da ponte tra il nazionale e il territorio, con un piano d’azione per il 2026 che punterà su progetti formativi e networking su scala locale.
La tecnologia è nulla senza la competenza del facilitatore.
Cosa si è visto concretamente nelle aule? I workshop hanno puntato tutto su non technical skills, debriefing di qualità, apprendimento immersivo e l’uso della simulazione come strumento per i risk manager ospedalieri. Si è spaziato dalle “cene con delitto” alle escape room educative, fino all’uso di attori per gestire l’alta intensità emotiva. Il concetto di fondo è emerso con forza: la tecnologia è nulla senza la competenza del facilitatore.
I Quick Focus hanno invece mostrato il lato più “pratico” della ricerca italiana: dai modelli predittivi per l’assistenza domiciliare ai simulatori ecografici low cost, fino alla formazione del 118 in contesti critici. Innovazione tecnologica e organizzativa si confermano, di fatto, due facce della stessa medaglia.
SIMMED e la certificazione professionale
L’annuncio più atteso è stato quello della Certificazione del Professionista Esperto in Simulazione in Sanità. Non si tratta di un semplice “bollino” interno, ma di una certificazione di terza parte, conforme alla norma UNI CEI EN ISO/IEC 17024.

Questo schema definisce rigorosamente requisiti, competenze e modalità di valutazione, toccando ogni aspetto del lavoro: dalla progettazione dello scenario al Crisis Resource Management, fino al supporto alla gestione del rischio clinico. È il passo decisivo verso la professionalizzazione della simulazione in Italia.
Il Congresso di Roma non è stato quindi solo un’occasione di aggiornamento tecnico, ma l’atto di nascita di una nuova consapevolezza per la simulazione italiana. Se negli anni passati l’eccellenza era affidata all’iniziativa dei singoli centri, oggi il panorama è quello di una struttura organizzata, capace di dialogare con le istituzioni e di certificare le proprie competenze secondo standard internazionali.
La transizione da “metodologia didattica” a “sistema di sicurezza” è ormai compiuta: la simulazione si conferma lo strumento indispensabile per ridurre l’errore clinico e migliorare la resilienza delle nostre strutture sanitarie.
Bilancio conclusivo
Guardando al 2026, la sfida si sposta ora sul territorio. La nuova rete di referenti regionali e l’avvio delle certificazioni professionali saranno i pilastri su cui costruire una formazione sempre più capillare e omogenea. L’obiettivo è chiaro: trasformare l’entusiasmo generato in questi tre giorni capitolini in un’azione coordinata che porti la cultura della sicurezza in ogni reparto. Roma 2025 chiude i battenti, ma apre ufficialmente una stagione in cui la simulazione non è più un’eccezione virtuosa, bensì lo standard professionale della sanità del futuro.

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